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Vaiolo delle scimmie: un focus a 360 gradi su questa malattia zoonotica

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Il monkeypox virus continua a diffondersi con oltre 40.000 casi nel mondo; come dichiarato dall’Oms, è importante una ‘cultura’ del virus

Il vaiolo delle scimmie continua a diffondersi nel mondo. Stando ai ‘Centers for disease control and prevention – Cdc a livello globale si contano 42.954 casi totali, di cui 42.567 (praticamente quasi il totale) in località che storicamente non hanno mai registrato casi, come l’Europa. Nel Vecchio Continente, infatti si contano, stando alle stime del ‘Ecdc’ ben 16.162 casi confermati, sparsi in 29 paesi dell’area. Tra questi non manca l’Italia che conta 714 casi, come comunicato dall’ultimo bollettino del Ministero della Salute del 23 agosto. Di recente si è registrata anche la prima vittima italiana, con la morte di un uomo di 50 anni che si trovava in viaggio a Cuba. 

Ma cosa è il vaiolo delle scimmie? Il monkeypox virus è un’infezione zoonotica (trasmessa dagli animali all’uomo) causata da un virus della stessa famiglia del vaiolo (Poxviridae) ma che si differenzia da questo per la minore trasmissibilità e gravità della malattia che provoca. Il nome deriva dalla prima identificazione del virus, scoperto nelle scimmie in un laboratorio danese nel 1958. La malattia si trasmette attraverso l’esposizione alle goccioline esalate e dal contatto con lesioni cutanee infette o materiali contaminati. Generalmente si esaurisce con sintomi che il più delle volte si risolvono spontaneamente entro 14-21 giorni. Tra questi ci sono febbre, mal di testa, dolori muscolari e erezioni cutanee e possono variare d’intensità in base al soggetto infettato. 

Prevenzione e raccomandazioni

Le raccomandazioni prevedono di restare a casa a riposo qualora insorga la febbre. Ma soprattutto di rivolgersi al medico di fiducia in caso di comparsa di vescicole o altre manifestazioni cutanee. Come prevenzione, è importante evitare il contatto stretto con persone con sintomi (febbre, rigonfiamento dei linfonodi, lesioni cutanee in particolare vescicole o croste). Questo comportamento è utile a prevenire non solo il monkeypox ma anche altre infezioni. Anche i bambini possono essere soggetti a rischio, inoltre il vaiolo delle scimmie durante la gravidanza può portare a serie complicazioni. Come già detto in precedenza, l’intensità della malattia è altamente varabile. Dunque, i casi più lievi possono passare inosservati ma allo stesso tempo aumentano il rischio di trasmissione da persona a persona. 

Esistono due famiglie di virus del vaiolo delle scimmie: quella dell’Africa occidentale e quella del bacino del Congo (Africa centrale). Secondo una serie di studi, il tasso di mortalità per la famiglia dell’Africa occidentale si aggira intorno all’1%, mentre per quella del bacino del Congo può arrivare fino al 10%.

Capitolo vaccino

La vecchia vaccinazione antivaiolosa ( sviluppata per il ben più pericoloso e contagioso vaiolo umano e interrotta nel 1980 per l’eradicazione del virus) potrebbe conferire ancora una certa immunità per chi l’ha ricevuta. In ogni caso, oggi quei vaccini non sono più disponibili, ma c’è la possibilità di ricorrere a un prodotto di terza generazione: MVA-BN, approvato nel 2019. Il vaccino in questione ha infatti un’elevata capacità di protezione anche per il vaiolo delle scimmie. Il problema però, come dichiarato sia dall’Oms che dal Ministero della Salute, è la scarsa disponibilità del vaccino che dunque potrà essere somministrato solo alle categorie a rischio. (Per ulteriori dettagli sulla strategia vaccinale contro il vaiolo delle scimmie, clicca qui).

Informazioni prese dall‘Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute.

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Vaiolo delle scimmie
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