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Forma di Intelligenza Artificiale migliora la salute mentale

Tempo di lettura: 2 minuti

Si chiama deep learning ed è una forma di Intelligenza Artificiale molto utile nell’individuare i giovani che si trovano in difficoltà

Il deep learning, una particolare forma di intelligenza artificiale, è utile a migliorare la salute mentale garantendo l’individuazione dei giovani che si trovano in difficoltà. “Nella pratica quotidiana ho osservato che gli attuali criteri diagnostici spesso non affrontano in modo adeguato le difficoltà degli adolescenti”afferma Daiki Nagaoka, primo firmatario di uno studio sul deep learning pubblicato sul ‘The Lancet Regional Health Western Pacific’.

I ricercatori dello studio in questione si sono serviti del deep learning per fare chiarezza sui molteplici fattori che entrano in gioco nella salute mentale dei ragazzi. Il deep learning computerizzato, un insieme di reti neurali che simulano il funzionamento del cervello, ha elaborato le interviste a 2.344 coppie di giovani e i loro caregiver, residenti in tre municipalità di Tokyo, all’età di 10, 12, 14 e 16 anni tra il 2012 e il 2021. I disturbi mentali sono stati valutati attraverso dei questionari.

Nello specifico, adolescenti e caregiver hanno risposto a domande su depressione/ansia e sulle esperienze di tipo psicotico. I soli caregiver hanno valutato ossessione/compulsione, dissociazione, problema di socialità, iperattività/disattenzione, problemi di condotta, sintomi somatici e ritiri. Infine, i soli adolescenti hanno valutato desiderio di magrezza, autolesionismo e ideazione suicidaria. Sono stati considerati altri fattori come la salute materna in gravidanza, il loro rapporto con il bullismo e lo stato psicologico dei caregiver. Grazie al deep learning sono state analizzate grandi quantità di dati allo scopo di raggruppare i disturbi psicologici e comportamentali.

“Abbiamo classificato gli adolescenti in cinque gruppi: inalterato, internalizzante, discrepante, esternalizzante e gravespiega Daiki Nagaoka aggiungendo anche che i giovani nella categoria ‘discrepante’ erano quelli a più alto rischio di autolesionismo e pensieri suicidi. “Il nostro obiettivo – prosegue – era comprendere meglio come i problemi psicopatologici degli adolescenti interagiscono e cambiano con le persone e l’ambiente che li circonda. Numerosi giovani affrontano sfide e problemi seri esitando a cercare aiuto, e per questo servono sistemi di diagnosi precoce”.

Clicca qui per leggere l’estratto originale dello studio.

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