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Smog: danni non solo a cuore e polmoni, ma anche al cervello

Tempo di lettura: 2 minuti

Lo studio ‘DeprAir’ ha messo in luce come la qualità dell’aria possa influenzare negativamente anche la salute mentale 

Danni polmonari, cardiaci ma anche mentali. Sono queste le principali conseguenze a cui si rischia di andare incontro se il livello dell’inquinamento dell’aria continuerà a restare alto. A confermarlo è il nuovo studio DeprAir, condotto da Michele Carugno, Professore associato presso il dipartimento di scienze cliniche dell’Università degli studi di Milano.

“Ci sono alcuni effetti sulla salute a breve e lungo termine – spiega Carugno. In particolare sono ormai consolidati gli studi sugli effetti cardiovascolari, sia per quanto riguarda l’ictus sia per l’infarto del miocardio. Ciò vale anche per patologie respiratorie, sia acute che croniche: polmoniti, ma anche broncopneumopatie croniche ostruttive e cancro al polmone. È per questo che l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato da qualche anno gli scarichi dei motori diesel cancerogeni per l’uomo”.

Nonostante nell’ultimo decennio il livello di inquinamento ambientale è diminuito, l’asticella è comunque ancora alta. L’Oms ha stimato ancora 7 milioni di morti l’anno riconducibili all’inquinamento atmosferico. Nella nostra penisola, ad avere maggiori problemi è il nord. Questo perché l’arco alpino non consente alle perturbazioni atlantiche di raggiungere la Pianura Padana e quindi di pulire l’aria con conseguenze che iniziano a manifestarsi già durante la gravidanza. I danni sono evidenti anche in età adulta e si manifestano principalmente con malattie metaboliche, in particolare il diabete mellito di tipo 2. 

Il legame tra inquinamento atmosferico e depressione

Lo studio DeprAir si focalizza principalmente su un ulteriore problematica causata dallo smog, ovvero i danni alla psiche“Ci sono evidenze crescenti in letteratura – prosegue Carugno – e noi stiamo cercando di dare il nostro contributo per dimostrare il legame tra inquinamento atmosferico e depressione. In Lombardia, specie a Milano, stiamo reclutando un numero di persone affetti da disturbi depressivi che afferiscono all’unità operativa di psichiatria del Policlinico. Attraverso le analisi abbiamo notato che esiste una connessione tra diversi inquinanti atmosferici e l’aumentata frequenza del disturbo depressivo. Fino ad oggi abbiamo reclutato circa 300 soggetti. Stiamo producendo dei risultati che sembrano suggerire come gli inquinanti, specie quelli gassosi, siano in grado di peggiorare la sintomatologia depressiva. E soprattutto – conclude lo studioso – di peggiorare la gravità della malattia in soggetti già affetti”.

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