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Vaccino in età pediatrica, dott Russo: “Strumento di prevenzione principale”

Tempo di lettura: 3 minuti

Aumenta il numero dei bambini contagiati, per il pediatra sannita la soluzione sta nel vaccino

Numeri in costante crescita, una “popolazione” che, per forza di cose, doveva finire sotto la lente d’ingrandimento. Si tratta di quella età pediatrica che è diventata oggetto dell’attenzione per un numero di contagi che sta aumentando. Anche se gli effetti sono meno impattanti rispetto ad altre categorie. Questo non significa, comunque, che la cosa possa essere presa sotto gamba. Ci sono stati decessi tra bambini, ricoveri in terapia intensiva. Segni che, comunque, il covid, anche in età pediatrica si deve affrontare e combattere. E per farlo, serve il vaccino.

Tema del momento è il via libera ai vaccini nella fascia 5-11, una soluzione importante per non condizionare la vita dei bambini e dargli uno strumento di difesa importante in un periodo di sviluppo di sindromi influenzali. Quella che gli specialisti definiscono: la tempesta perfetta. Ma quando si parla di bambini, normale che si possa parlare anche di una paura legata all’inoculazione.

In termini di sanità pubblica – così inizia Rocco Russo, coordinatore del tavolo tecnico sulle vaccinazioni della SIP e pediatra beneventanonon esiste un vaccino inutile. È uno strumento preventivo di fondamentale importanza per il controllo e la diffusione di specifici virus e batteri. Abbiamo la fortuna che l’attuale virus pandemico non predilige, in termini di danni, la fascia pediatrica. Allo stesso tempo, dobbiamo impedire che possa circolare anche all’interno questa specifica fascia. Negli ultimi dati dell’ISS si parla di 241mila casi di bambini tra i 6 e 10 anni che hanno avuto questa infezione dall’inizio della pandemia.

Un dato che è esploso in soli 12 giorni con un incremento sensibile di 53mila casi in questi pochi giorni. Tantissimi. E non possiamo non tenere conto di questi numeri. Anche perché non conosciamo i danni a lungo termine anche nei pazienti che hanno superato la stessa malattia. Di certo, però, sappiamo che abbiamo a disposizione un vaccino che è sicuro ed efficace nella fascia pediatrica. Appena approvato, in tempi diversi, da organi regolatori Internazionali (FDA), Europei (EMA) e Nazionali (AIFA)”.

La critica mossa al vaccino in età pediatrica è legata al numero esigui di bimbi sui quali è stato testato

Una delle critiche mosse al vaccino in età pediatrica, o meglio una delle perplessità, si lega al numero esiguo di bimbi, oggetto di test del vaccino. Ma anche questo non può rappresentare un problema. Non è questione di numeri ma di risultati conseguiti.

Ad oggi – continua il dottor Russo – attualmente abbiamo la possibilità di rilevare dati di sicurezza ed efficacia di tale vaccino in circa 4 milioni di bambini americani ed circa 60 mila bambini israeliani. Se mettiamo a confronto la malattia e il vaccino, quest’ultimo non causa ospedalizzazione, accessi in terapia intensiva, decessi ed altro, mentre la malattia sì. E, dirò di più. Se avessimo avuto il vaccino con un’efficacia del 90.7% dall’inizio, su più di 219 mila casi di bambini contagiati da questo terribile virus dall’inzio della pandemia, avremmo evitato circa 241mila casi”.

Altra questione importante, è cercare di far crollare quel muro di diffidenza che esiste nei genitori. Non convincerli per forza, ma dargli gli strumenti necessari per operare una scelta libera e consapevole.

Importante è anche la comunicazione con i genitori che devono ricevere le giuste informazioni per operare la decisione sul vaccino

Si tratta di un continuo lavoro da fare, sia da parte dei pediatri che degli Enti coinvolti. Parlare in maniera chiara e trasparente. È importante fornire ai genitori le giuste informazioni e mettere sul piatto della bilancia il giusto rapporto tra rischi e benefici. Che per la scienza risultano essere tutti a vantaggio degli stessi benefici”.

La questione della fascia pediatrica non è emersa ora e viene da chiedersi se non sia stata presa sottogamba prima. La pandemia ha messo tutti di fronte a un qualcosa di nuovo e c’è stato bisogno di studiare una strategia.

Non si tratta di avere preso sottogamba la fascia pediatrica – chiude il dottor Russo – è solo una questione di priorità verso le fasce più deboli ed a maggiore rischio di contrarre con gravi conseguenze lo stesso virus pandemico. Ora è il momento di mettere in atto una specifica strategia finalizzata al contrasto e la diffusione del virus pandemico anche all’interno della fascia pediatrica. Dobbiamo impedire al virus di diffondersi all’interno di fasce di popolazione non protette dallo stesso vaccino.

Dobbiamo capire che non siamo solo noi a difenderci dal virus, anche lui lo fa. La mutazione nasce dall’adattamento del virus nei vari passaggi. Ne usciranno ancora di varianti e sono tutte sotto la lente d’ingrandimento perché alcune sono già state individuate, ma fortunatamente non circolano in maniera rilevante. Le mutazioni possono portare all’estinzione del virus ma possono emergere teoricamente anche delle forme più aggressive. E questo ci fa capire che la pandemia va combattuta anticipando il virus. E non aspettando e rincorrendolo cercando di curare i danni che è capace di fare”.

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