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PNRR, gli ingegneri clinici chiedono maggiore coinvolgimento

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Nel corso del Convegno dell’Aiic si è parlato dell’importanza della figura degli ingegneri clinici

L‘ingegnere clinico, una figura che chiede considerazione per poter essere parte integrante del Pnrr, lo strumenti individuato per migliorare la sanità italiana. Specialisti che possono rappresentare l’anello di congiunzione tra il medico e la nuova strumentazione messa a disposizione. Insomma, la nuova tecnologia non deve essere solo usata, ma anche installata e fatta funzionare nel modo migliore. ed è questo il principio base degli ingegneri clinici.

“Gli ingegneri clinici devono essere coinvolti nel processo di implementazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le tecnologie, oltre a essere selezionate e acquistate, devono essere installate e devono funzionare. E non si può prescindere da chi, quelle tecnologie, deve farle funzionare”. Queste le parole di Lorenzo Leogrande, presidente del 21esimo Convegno nazionale dell’Aiic, Associazione italiana ingeneri clinici, che si è chiuso nel weekend a Milano. “Un evento di grande successo“, riporta AdnKronos, che “ha registrato oltre 2mila presenze in assoluta sicurezza, con 1.500 iscritti tra i soci, 800 partecipanti ai corsi di formazione, oltre 250 relatori e circa 90 partner industriali su un’area espositiva di 2.500 metri quadrati. La parola chiave delle varie sessioni è stata Pnrr: un’opportunità importantissima per l’Italia, che presenta spunti e criticità“. Un obiettivo da centrare per cercare di migliorare la sanità e che ha bisogno del contributo di tutte le professioni.

Nelle sessioni di lavoro sono stati affrontati temi importanti come la collaborazione, competenza e innovazione

Ripartiamo da questo congresso per il futuro della professione e per avviare una stagione di nuove relazioni intersocietarie nel governo delle tecnologie per la salute – afferma Umberto Nocco, presidente Aiic – Nelle sessioni si è parlato di collaborazione, competenza, innovazione, cambiamento, ma anche di temi tecnici tipicamente nostri come cybersecurity, Big data, telemedicina, grandi apparecchiature. Abbiamo molto lavoro da fare, ma la presenza così imponente dei partecipanti ci riempie di slancio nell’attività del prossimo anno. Con l’impegno di vederci l’anno prossimo per il 22esimo Convegno nazionale, che si terrà a giugno a Riccione”.

In una nota l’Aiic passa in rassegna gli argomenti discussi durante l’appuntamento milanese. Nella sessione dedicata alla collaborazione tra società scientifiche, alla quale hanno partecipato Giacomo Grasselli (Siaarti, anestesisti rianimatori), Francesco Dentali (Fadoi, internisti), Marco Scatizzi (Acoi, chirurghi ospedalieri), Giovanni Esposito (Gise, cardiologi interventisti), Lucia Alberti (Aico, infermieri di camera operatoria), Domenica Mamone (Sifo, farmacisti ospedalieri) e Salvatore Torrisi (Fare, economi e provveditori della sanità), “il messaggio congiunto è stato chiaro: è il momento giusto per avviare un dialogo intersocietario che si traduca in documenti congiunti, in statement che connettano concretamente tra loro le competenze sugli ambiti della digital health”.

Per gli ingegneri clinici è di fondamentale importanza costruire delle partnership tra le diverse aree professionali

La partnership tra le aree professionali che sono unificate dall’utilizzo quotidiano delle tecnologie è un passaggio che oggi lo stesso Servizio sanitario nazionale ci chiede di fare. E’ urgente iniziare a lavorare insieme – esorta Nocco – integrando le conoscenze, i bisogni e le risposte. Perché il rinnovamento della sanità oggi domanda un’accelerazione e trasformazione tecnologica particolare“.

Altro tema chiave, la telemedicina: “Un progetto ambizioso – osservano gli ingegneri clinici – che nel Pnrr riceve progettualità e finanziamenti importanti, ma per attuarlo occorrono dei passaggi obbligati”, come afferma Emilio Chiarolla, direttivo Aiic. “Bisogna in primis adottare piattaforme interoperabili. Dovremo pertanto lavorare molto sugli standard e sulla possibilità di consentire l’accesso ai servizi. Questo significa dare la possibilità ai pazienti di essere interconnessi in maniera facile per ricevere cure non solo sul territorio. Ma consulti anche al di fuori dei confini regionali. La telemedicina è un progetto che identifica il domicilio come primo luogo di cura. Ciò significa portare servizi rispondenti alle necessità del paziente al suo domicilio. Inoltre telemedicina non significa solo tecnologia, ma anche organizzazione dei servizi. La telemedicina deve quindi essere inserita in un contesto coerente con i servizi da erogare”.

Strettamente legato all’innovazione tecnologica è il concetto della cybersecurity

Altro tema importante trattato nel corso del congresso ha riguardato la cybersecurity, aspetto molto importante per gli ingegneri clinici.

Pochi mesi fa gli attacchi hacker ai sistemi della Regione Lazio hanno portato a galla la necessità di innalzare il livello di risposta in termini di sicurezza dei dati digitali. Il rischio è evidente. Centrali internazionali potrebbero trafugare dati personali richiedendo riscatti alle organizzazioni, agli ospedali, ai sistemi sanitari. Il Pnrr ha messo la lente anche su questo argomento e anche il Convegno Aiic se n’è occupato con due sessioni specifiche“.

Sicurezza dei dati significa sicurezza dei sistemi informativi – rimarca Maurizio Rizzetto, esperto Aiic per il settore. Significa ad esempio aderire a Gdpr, la normativa europea sulla privacy, e regole dell’Agit, l’Agenzia per l’Italia digitale. La normativa c’è, le regole anche: dobbiamo trovare la corretta applicazione e le competenze giuste per realizzarla”.

Diventa aspetto importante quello della formazione per avere una contaminazione di competenze

Altro argomento affrontato al convegno Aiic sono i percorsi formativi. “Oggi assistiamo sempre più a una contaminazione delle competenze – riflette Leogrande. Abbiamo iniziato noi con la laurea in Ingegneria biomedica. Siamo ingegneri, ma ci occupiamo di sanità, parliamo di tecnologie ed entriamo in modo preponderante nell’ambito medico. Oggi sta accadendo il contrario: la medicina sta evolvendo. La tecnologia sta entrando in maniera determinante nell’organizzazione delle cure. Ed è corretto che nell’ambito dei percorsi formativi di medicina ci siano contaminazioni anche dal punto di vista tecnico”.

Servirebbe una riforma dei percorsi di studi in Medicina – propone il presidente del congresso Aiic – per poter implementare a livello generale le competenze di base in ambito tecnico senza fare confusione nei titoli di studio, perché è corretto che ci siano ingegneri e che ci siano i medici. E’ necessario dal nostro punto di vista che all’interno delle Facoltà di Medicina vengano introdotte tematiche specifiche. E cioè intelligenza artificiale, risk management, Health technology assessment, Big data. Tutti temi che oggi non possono essere esclusi nella formazione della professione medica”.

Fonte dichiarazioni AdnKronos

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Foto tratta dal sito ufficiale AIIC
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