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Glioma cerebrale nei bambini: nuova cura più efficace della chemioterapia standard

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Si tratta di una combinazione di target therapy e riguarda i pazienti con neoplasia di basso grado e mutazione BRAF

Il glioma è la forma più comune di tumore cerebrale che colpisce i bambini. Si tratta di un tumore che origina in alcune particolari cellule del sistema nervoso centrale, le cosiddette cellule della glia. Generalmente è la chemioterapia la cura di base utilizzata per contrastare la malattia. Uno studio indica però come una combinazione di due diverse target therapy appaia più efficace dell’attuale chemioterapia standard. I risultati dello studio, esposti durante il congresso annuale dell’American Cancer Society, appena concluso a Chicago, indicano che con il duo di molecole in compresse si riesce a curare una percentuale più alta di piccoli pazienti e a ottenere una maggiore durata della terapia.

La sperimentazione ha coinvolto 110 bambini, reclutati in 57 centri di 20 differenti Paesi. Enrico Franceschi, direttore dell’Oncologia del sistema nervoso all’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, dichiara importanti affermazioni in merito.“Tutti avevano una diagnosi di glioma di basso grado. Una forma di neoplasia non particolarmente aggressiva, ma che spesso non può essere rimossa completamente a causa della delicata posizione in cui insorge. Per questo motivo una buona quota di pazienti deve fare chemioterapia. O perché l’asportazione è stata parziale o perché il tumore progredisce, o ancora, perché si ripresenta“.

Con le cure attuali – prosegue l’esperto – il 95% dei malati è vivo 5 anni dopo la diagnosi. Molti di loro però devono ricevere diverse linee di chemioterapia, con i conseguenti multipli ricoveri in ospedali”. E’ per questi motivi che i ricercatori hanno voluto confrontare nei soggetti con la mutazione genetica BRAF-600, una nuova combinazione di molecole (dabrafenib più trametinib) con la chemioterapia standard (carboplatino più vincristina).

Gli esiti della sperimentazione

“La mutazione BRAF è presente in circa il 15-20% dei gliomi di basso grado e potrebbe essere associata con maggiori probabilità che la malattia evolva in una forma più aggressiva”– chiarisce Franceschi. Gli esiti della sperimentazione indicano che con il mix di target therapy si ottiene una risposta completa o parziale della malattia nel 47% dei bimbi, rispetto all’11% della chemio. Inoltre, la neoplasia è rimasta stabile nell’86% dei partecipanti trattati con la cura sperimentale, rispetto al 46% della chemioterapia standard. Infine, il tempo medio libero dalla progressione di malattia è stato rispettivamente di oltre 20 mesi contro i 7,4 della chemio

“Questi risultati – prosegue l’esperto – se confermati da ricerche più ampie, potrebbero cambiare la terapia standard nei malati di glioma a basso grado con mutazione BRAF. Non solo si ottengono risultati migliori, ma il nuovo mix migliora anche la qualità di vita dei bambini, che possono assumere le compresse a casa. Fattore decisamente più stabilizzante rispetto al recarsi in ospedale per le sedute di chemioterapia. E’ dunque importante – conclude Franceschi – che tutti i bimbi con una diagnosi di glioma di basso grado ricevano il test genetico per verificare se è presente la mutazione BRAF, in modo da poter personalizzare e calibrare in modo più efficace il trattamento”.

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